OPERAZIONE ANDROMEDA E RIENTRO DEL CRATERE A GELA
C'erano seri pericoli che il cratere rimanesse al museo Salinas di Palermo per una serie di prese di posizione di alcuni dirigenti e funzionari abituati a fare e disfare come se fossero al servizio di se stessi; addirittura nella presentazione di sabato 18 settembre al Salinas di Palermo hanno dato ai visitatori un misero cartoncino su cui erano scritti i reperti rientrati e le loro destinazioni: per il cratere di Gela era stato messo un punto interrogativo.
La manifestazione al Salinas di Palermo "Notte preziosa al Salinas" dalle 19,00 alle 24,00 ha avuto un discreto successo con l'unico neo di avere esposto i reperti in una stanza angusta con una illuminazione non adeguata. Comunque, lasciamo perdere, l'importante è che il cratere sia rientrato a Gela e da qui nessuno lo porterà più via. Ma andiamo alla manifestazione al museo di Gela di venerdì 24 settembre u.s. che ha avuto un mediocre successo di pubblico, anche perchè una manifestazione di mattina lascia il tempo che trova; praticamente se non ci fossero stati presenti i soci dell'Archeoclub sarebbero rimaste molte sedie vuote. Alla manifestazione hanno preso posto sul tavolo della presidenza l'assessore Armao, il sindaco Fasulo, il nuovo soprintendente ai BB.CC.AA. di Caltanissetta Scognamiglio, il direttore del museo Gueli (oggi direttore del Parco Archeologico e Ambientale) e il sottoscritto. Assente il presidente della provincia Federico che era stato invitato, pure assenti gli onorevoli Speziale, Donegani e il presidente del consiglio comunale Fava che non si riesce a capire se siano stati invitati o meno.
A livello di mass-media c'erano presenti tutti, si fa per dire, persino RAI 3 coinvolta non per l'importanza dell'evento ma per la solita raccomandazione; e lo dico perchè il sottoscritto, qualche giorno dopo il riconoscimentio del cratere proveniente da Gela, telefonò alla redazione di RAI 3 il cui interlocutore telefonico dopo il racconto del fatto rispose seraficamente "...e allora?": e allora vaffanculo pensai di rispondergli ma non l'ho fatto, l'ho ringraziato e ho chiuso. Chi sono io che volevo portare qui la RAI per un evento particolare? Sono nessuno! Ma metti il caso che al posto di questo evento del cratere avrei telefonato alla RAI per un fatto di cronaca nera accaduto a Gela, sicuramente si sarebbero interessati, eccome si sarebbero interessati, e precipitati qui per dare la notizia certamente anche a livello nazionale nel TG1. TG2 e TG3, perchè in definitiva lo sanno i redattori che Gela produce solo fatti di cronaca nera e se uno dice loro di un avvenimento culturale importante rispondono "...e allora? E sissignore, a Gela siamo tutti porci e mafiosi e che cosa può dare questa città: se non porcate e cronaca nera.
Spesso mi chiedo ma è importante che la stampa pubblichi notizie di macchine bruciate? Sinceramente una delusione dedicarsi al bene collettivo di Gela, verrebbe la voglia di farsi i cazzi propri e mandare affanculo tutti. Quante volte l'ho detto Dio solo lo sa, eppure è più forte di me, non ci riesco.
Nell'intervento dell'assessore cìè stato un ringraziamento all'opera svolta dalla Sovrintendenza di Caltanissetta, non so a che cosa si riferisse però, col cratere rientrato questa istituzione nissena non ha niente a che vedere per il semplice fatto che mai la Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Caltanissetta con la Panvini ha partecipato alla richiesta di rientro di reperti archeologici a Gela, anzi la stessa Panvini ha contribuito a depauperare il nostro patrimonio museale con il trasferimento a Caltanissetta di centinaia e centinaia di reperti nel 1999, 2000 e 2001 nonostante che già il museo archeologico di Gela avesse avuto l'autonomia sin dal 1° ottobre 1999 e quindi tali reperti non potevano essere trasferiti perchè necessitavano del parere del Consiglio Regionale dei Beni Culturali e perchè non si è ottemperato al decreto del direttore generale, in quanto schedati nei registri d'inventario al museo di Gela. A tal proposito la querelle non è ancora conclusa perchè chiederemo come Archeoclub ancora con forza il rientro di questi nostri reperti.
In chisura riporto qui di seguito la relazione letta dal sottoscritto durante la manifestazione.
MUSEO ARCHEOLOGICO DI GELA
VENERDI’ 24 SETTEMBRE 2010
Nell’apprendere del rientro in Sicilia di diversi reperti del sequestro Andromeda, si prova contentezza e soddisfazione prima come siciliano e gelese e poi come colui che ha contribuito assieme a Giuseppe Brugioni al rientro del cratere laconico; e per questo desidero ringraziare l'on.le assessore Gaetano Armao e il suo staff, in particolare la Dott.ssa Enza Cilia, per aver reso possibile questo importante evento e per essere stato pronto a recepire le istanze di una città, Gela, e di una regione che oggi hanno tanto bisogno di questi eventi culturali per ribaltare forse una nomea negativa.
Questo evento del rientro del cratere, che io voglio definire come “un miracolo”, è da ricordare! Perché in assoluto è la prima volta che ciò succede, abituati come siamo stati fino a pochi anni addietro, a veder uscire con spregiudicatezza da questo museo centinaia di reperti archeologici, destinati ad altre strutture museali vicine, trasferimenti che hanno depauperato abbondandemente il nostro patrimonio archeologico.
Ringrazio ancora come rappresentante dell’Archeoclub e come cittadino gelese il Sindaco Avv. Angelo Fasulo, il Presidente della Provincia Dott. Pino Federico e l’Arch. Salvatore Gueli, per aver contribuito sinergicamente al rientro di questa importante opera dell’antichità; allo stesso Gueli esprimo gli auguri per la nuova nomina di direttore del Parco Archeologico Ambientale, recentemente istituito dalla Regione.
Questo miracolo deve ripetersi ancora per una, dieci, cento, volte; e subito per altri reperti come la coppetta del VII secolo a.C., con l’immagine più antica della Trinacria, reperto che fino agli anni Settanta faceva parte del repertorio di questo museo e da tempo, purtroppo, esposto nelle vetrine del Museo agrigentino. Ma anhe per quei reperti che sono stati bloccati nel Museo di Siracusa, con il cui dirigente si era addivenuto ad un accordo di restituzione.
Un doveroso e lodevole ringraziamento in questo specifico rientro, va all'Arma dei Carabinieri, in particolar modo al Comando per la Tutela dei Beni Culturali, che svolge fin dal 1969 in tutt’Italia un compito importantissimo contrastando, assieme alle altre Forze dell’Ordine, il traffico illecito del bene culturale e agendo contro tombaroli e collezionisti spregiudicati; ringrazio anche detto Comando, assieme alla Soprintendenza Archeologica di Roma, nell’aver certificato a chi vi parla la provenienza di Gela del cratere.
La Sicilia possiede un patrimonio archeologico ed artistico di notevole importanza che spesso viene sottovalutato, purtroppo i dati dell'osservatorio regionale turistico non sono confortanti; al di là di isole felici come quelle della Valle dei Templi di Agrigento e del Teatro greco-romano di Taormina, in tutte le altre città dell'Isola c'è un trend negativo di turismo che bisogna arrestare e invertire. La provincia di Caltanissetta dal punto di vista del turismo risulta all’ultimo posto con dati vicini allo zero.
In Sicilia vi sono 1770 custodi (*) che costano ogni anno 67 milioni di €, a fronte di incassi da biglietti che arrivano a 12 milioni di €, appena un sesto; ad esempio nel 2008 nel Museo Archeologico di Caltanissetta c'è stata una spesa di 557 mila € per 14 custodi, a fronte di 63 € di incasso, con 34 visitatori. Ed ancora nella Zona archeologica di Monte Saraceno a Ravanusa, c'è stata una spesa di 340 mila € per manutenzione e per 10 custodi, a fronte di zero € di incasso. In nostro bene culturale non è sfruttato per come dovrebbe essere, troppe risorse economiche della collettività non hanno ritorni utili. E a uesto punto, a mio modo di vedere, fa bene l'assessore regionale Armao nell'aver annunciato la pubblicazione di bandi per la privatizzazione di ben 87 musei e siti archeologici.
In un momento in cui grava un consistente deficit occupazionale ed economico, sarebbe ora che la politica si inventi altri modi di gestire il nostro patrimonio archeologico, monumentale e artistico, ai fini di un rilancio del turismo, e non solo di quello archeologico: una vocazione di cui spesso ci si dimentica di avere.
I beni recuperati, oltre a rappresentare, ognuno per le proprie caratteristiche, pregevolissime espressioni storico-artistiche, assumono particolare valenza per le future generazioni, quali testimonianza del proprio passato e dell’identità culturale della propria città.
(*) dati riportati da Antonio Faschilla su Repubblica, giovedì, 18 Marzo 2010, con l'articolo dal titolo: "Sicilia più custodi che visitatori”
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Giuseppe Brugioni e Nuccio Mulè |
![]() |
![]() |
![]() |
DA QUI IN POI TUTTI I PARTICOLARI DELLA FIGURAZIONE DEL VASO, COMPRESA LA VISIONE DEGLI STESSI IN NEGATIVO |
|
|
|
|
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
|
|
|
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
SCHEDA DEL CRATERE
Il cratere ritrovato
Frutto di un’operazione di sequestro dei Carabinieri per la Tutela del
Patrimonio Cultura-le in collaborazione con la magistratura italiana ed elvetica
e le polizie di Ginevra e Basile-a, il cratere laconico a figure nere rientra a
Gela dopo un peregrinare di diversi decenni tra trafficanti, asta londinese di
Sotheby’s e mercato di Basilea. In origine il cratere faceva parte di una
collezione privata gelese che poi, in un periodo imprecisato, fu venduto ad un
trafficante per conto di tali Giacomo Medici e Robin Symes (quest’ultimo
curatore della vendita della Venere di Morgantina al Getty Museum di Malibù),
persone senza scrupoli che tra gli anni ’70 e ’80 erano considerate come punti
di riferimento europeo dei ricettato-ri di reperti archeologici clandestini,
tant’è che nel 1981, sicuramente attraverso lo smista-mento nel Porto Franco di
Ginevra, si trovò nel mercato svizzero di Basilea. Il cratere, as-sieme ad altre
centinaia di reperti, è stato sequestrato nel caveau di una villa di un
com-mercialista svizzero, tale S. Bodishops di Basilea, che fungeva da spalla al
commerciante giapponese Noryioshi Horiuchi, quest’ultimo già entrato in passato
nelle vicende dei traffici internazionali di opere d’arte e grande collettore di
antichità archeologiche a suo tempo per il museo giapponese Miho a Shigaraki.
Il catere laconico, che già compariva nel catalogo Christie’s London, fine
antiquities - 8 june 1988, nel 1989, durante questo peregrinare, fu studiato da
un archeologo olandese Michael Conrad Stibbe il quale ne tracciò i dati che lo
contraddistinguono: provenienza da Gela, attribuzione dell’opera al cosiddetto
“Pittore della Caccia”, uno degli artisti più emi-nenti dello stile a figure
nere della ceramica laconica, e datazione che, per forma e stile del vaso, stimò
nel VI sec. a.C., in particolare tra il 560 e il 555 a.C.
Opera d’arte greca rarissima, se non unica, di notevole valore artistico e di
grande pre-gio, il cratere di Gela possiede una complessa figurazione ripartita
essenzialmente tra il collo e il corpo, separati sulla spalla da una prominente
decorazione composta da lingue rosse e nere alternate (due rosse ed una nera) e,
subito sotto, da una fascia di spirali con-catenate. Un cratere rimasto quasi
intatto, da cui il tempo non è riuscito a sbiadire via del tutto l’arte che il
suo creatore aveva voluto esprimere. Decorazioni bicromatiche a pennel-late
verticali, onde correnti e file di animali che si snodano sia sulla parte
superiore che su quella inferiore del vaso.
La creatività del pittore lasciò spazio ad un’arte orientalizzante, giunta nel
settimo seco-lo fino in Laconia (a Sparta), con una scena di predazione di un
leone che azzanna un cin-ghiale e esseri a metà tra donna e aquila, come le
sirene, ma anche sfingi alate e galli. Eppoi la scena figurata delle danze di
comasti, sul collo del vaso, che seguono con movi-menti frenetici il suono della
lira. Nelle anse a volute predomina la figura della testa di una Gorgone, figura
mostruosa sopravvissuta nell’immaginario collettivo attraverso il mito di
Medusa.
Il cratere laconico di Gela, esposto subito dopo il sequestro dai Carabinieri al
Colosseo assieme ad alcune centinaia di reperti, è stato riconosciuto nelle foto
e dimostrato come proveniente da Gela, da Giuseppe Brugioni e da Nuccio Mulè
dell’Archeoclub d’Italia, e, in seguito a ciò, consegnato dal Ministero per i
Beni e le Attività Culturali all’assessore regio-nale Gaetano Armao che ne ha
predisposto la collocazione definitiva al Museo Archeolo-gico di Gela; museo che
oggi fa parte del Parco Archeologico Ambientale di Gela e dei comuni limitrofi,
di recente istituzione, la cui direzione è stata affidata all’Arch. Salvatore
Gueli.
Esposizione al Colosseo dei 337 reperti sequestrati in Svizzera dai Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma e individuazione del cratere laconico proveniente da Gela.


lato A lato B
Cratere laconico del VII sec. a.C. proveniente da Gela
TRA I REPERTI SEQUESTRATI RECENTEMENTE IN SVIZZERA UN RARO ED IMPORTANTE CRATERE PROVENIENTE DA GELA INDIVIDUATO DALLA SEDE LOCALE DELL’ARCHEOCLUB D’ITALIA
Poteva essere
che nell’ultimo sequestro di materiale archeologico, avvenuto in Svizzera lo
scorso 15 giugno, non fosse presente un reperto proveniente da Gela? Era
scontato che ci doveva essere dal momento che la nostra città è stata (e lo è
tuttora) una delle maggiori sedi archeologiche in Italia ad aver subito una
colossale rapina di reperti archeologici che sono sparsi in tutto il mondo tra
collezioni museali e private.
L’indicazione precisa di Giuseppe Brugioni, cultore e attento studioso gelese di
ceramica greca, ha portato lo scrivente ad interessarsi di tale ritrovamento che
è stato effettuato dal Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela
Patrimonio di Roma con l’operazione “Andromeda” e dato alla stampa nazio-nale
qualche giorno fa con l’esposizione dei reperti sequestrati all’interno del
Colosseo.
E così lo scrivente, grazie al contatto con i Carabinieri del Reparto
Territoriale di Gela e con i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale
di Pa-lermo e Roma, nonché con la Dott.ssa Rosanna Friggeri della
Soprintenden-za Archeologica di Roma, è riuscito a far fare una comparazione tra
una foto del vaso di una pubblicazione specialistica del Prof. M.C. Stibbe, che
riporta-va notizie del cratere in oggetto proveniente da Gela, e quella scattata
tra i reperti sequestrati in Svizzera. Quindi, grazie alla certificazione dei
Carabinie-ri del Comando Tutela Patrimonio Culturale di Roma, si è avuta piena
certez-za sulla provenienza gelese del cratere.
Ma vediamo di che cosa si tratta, riferendomi a quanto riportato nella
lettera-tura specialistica; il vaso è un rarissimo ed importantissimo cratere
laconico arcaico a volute del VII sec. a.C. attribuito al “Pittore della
Caccia”; le dimen-sioni sono riferibili ad un’altezza di 47 cm e ad un diametro
del corpo di 41 cm. La decorazione e la figurazione che si trovano sul corpo e
sul collo del cratere sono complesse, ma comunque si riferiscono a figure di
sfingi, uccelli e animali predatori con le loro vittime, a parte una danza di
comasti (danzato-ri) sul collo del lato B. Sulle due volute dei manici sono
raffigurate delle teste di gorgone.
Nei vari articoli riportati dai quotidiani nazionali sul ritrovamento
dell’operazione “Andromeda” si fa specifico riferimento a questo cratere e ciò
dimostra la fondatezza della notevole importanza di tale vaso.
A questo punto come Archeoclub d’Italia ci rivolgiamo al Sig. Sindaco, alla
Presidenza della Provincia, alla Soprintendenza Archeologica di Caltanissetta e
alla Direzione del Museo Archeologico di Gela affichè tutti si prodighino, per
le rispettive competenze, a contribuire al rientro del cratere a Gela dove
sicu-ramente troverà la legittima e definitiva collocazione. I beni recuperati,
oltre a rappresentare, ognuno per le proprie caratteristiche, pregevolissime
espres-sioni storico-artistiche, assumono particolare valenza per le future
generazio-ni quali testimonianza del proprio passato e dell’identità culturale
della propria città.
---------------------------------------------------
COSA SCRIVE LA STAMPA NAZIONALE
Quest’oggi presentiamo, nel prestigioso e
spettacolare scenario della piattaforma dell’arena del Colosseo,
trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici, provenienti da Lazio,
Puglia, Sardegna e Magna Grecia, di epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV
se-colo d.C., che i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio
Culturale hanno rim-patriato da Ginevra (Svizzera), il 25 giugno 2010.
Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
Reparto Operativo
COMUNICATO STAMPA
OPERAZIONE “ANDROMEDA”
ARCHEOLOGIA: I CARABINIERI DEL COMANDO T.P.C. HANNO
RECUPERATO IN SVIZZERA OLTRE 300 STRAORDINARI
REPERTI ARCHEOLOGICI
Quest’oggi presentiamo, nel prestigioso e spettacolare scenario della
piattaforma dell’arena del
Colosseo, trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici, provenienti da
Lazio, Puglia,
Sardegna e Magna Grecia, di epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV secolo d.C.,
che i
Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno rimpatriato
da Gine-vra (Svizzera), il 25 giugno 2010.
Tra i beni spiccano moltissimi oggetti di grandi dimensioni e alcuni rarissimi
ed unici nel lo-ro genere: loutrophoros, statue in marmo raffiguranti la dea
Venere, crateri a volute apuli e attici, crateri a mascherone canosini, kylix
calcidiche, oggetti in bronzo (tra cui padelle, hydriae, statuette ed un
tripode), ferri chirurgici, affreschi pompeiani, una navicella e due guerrieri
nuragici, il cui valore sul mercato illecito è determinato sulla base della loro
gran-dezza in centimetri (circa diecimila euro a centimetro). Il valore
patrimoniale complessivo delle opere supera i quindici milioni di euro. I
reperti sono stati sequestrati dalle autorità svizzere, nel corso di indagini
iniziate nel 2008 dalla sezione archeologia del Reparto Ope-rativo, su rogatoria
internazionale emessa dalla Procura della Repubblica di Roma. L’importante
recupero è un nuovo successo nell’azione di contrasto che il Comando TPC svolge
da anni per arginare il traffico di reperti archeologici scavati illegalmente in
com-prensori italiani. L’indagine, denominata convenzionalmente “Andromeda”,
prende spunto dagli approfondimenti del caso Medici. In particolare, i
Carabinieri individuarono un noto commerciante londinese, Robin Symes, che tra
gli anni ’70 ed ’80 era diventato il punto di riferimento di tantissimi
ricettatori del settore. Basti pensare, a titolo di esempio, che è sta-to lui il
curatore della vendita della Venere di Morgantina al Getty Museum di Malibù,
opera che rientrerà in Italia nel gennaio 2011. La sua carriera, per lungo tempo
in continua asce-sa, si fermò allorquando, presso una lussuosa villa alle porte
di Orvieto, il suo socio e compagno perse la vita in un incidente. L’impero
costruito dal Symes vacillò poiché coin-volto, in Inghilterra, anche in vicende
giudiziarie civilistiche, intentate dagli eredi del convi-vente. Le attività
hanno portato a ritenere che il dealer per cercare di salvare la sua libertà
personale e patrimoniale, trasferì i suoi interessi commerciali in Svizzera.
Qui, la collabo-razione con la Magistratura elvetica e con le Polizie cantonali
di Ginevra e Basilea ha per-messo di scoprire società di comodo, con sedi anche
in paradisi fiscali come il Liechten-stein, create per sfuggire ai controlli. Il
proseguimento dell’inchiesta, coordinata dalla Pro-cura della Repubblica di
Roma, ha consentito, nel 2008, di emettere ulteriori richieste in-ternazionali
di indagini. L’interpolazione dei dati così acquisiti ha portato
all’identificazione di un amministratore di società, abitante a Basilea, dedito
alla gestione di un vero e proprio traffico di reperti in nome e per conto dei
suoi facoltosi clienti tra cui il predetto Symes. All’atto della perquisizione i
Carabinieri del TPC non hanno trovato uno studio da commer-cialista, ma una
sontuosa villa in una zona residenziale. Le perplessità iniziali sono state
presto fugate quando sono stati trovati nel cuore della stessa, all’interno di
una stanza blindata, centinaia di faldoni di documentazione. Le certosine
ricerche compiute e l’analisi dei dati hanno permesso di individuare, tra la
copiosa documentazione, un enorme mole di notizie riguardanti reperti
archeologici proveniente dall’Italia. Lo studio di questo carteggio ha inoltre
consentito di scoprire che come centro di smistamento era sempre utilizzato il
porto franco di Ginevra. A seguito di ulteriori rogatorie, nel mese di dicembre
2008, sono stati perquisiti nove locali, adibiti a magazzini nel predetto porto
franco, riconducibili a un importante mercante giapponese, ove sono stati
rinvenuti circa 20.000 beni d’arte, prove-nienti da ogni parte del mondo, molti
dei quali di chiara provenienza da aree archeologiche italiane. Durante tutto
l’anno 2009, sono proseguite, in Svizzera, le attività di catalogazione e
contestualizzazione degli oggetti. Sulla base quindi delle evidenze
investigative e dei ri-scontri scientifici dei consulenti tecnici è stata
comprovata, inconfutabilmente, la prove-nienza dei reperti da scavi clandestini
in Italia. Così, il dealer nipponico, pur avendo atte-stato di aver acquistato i
beni sequestrati sul libero mercato, a dimostrazione tangibile del-la sua buona
fede e della volontà di collaborare con le autorità italiane ha presentato atto
di rinuncia dei reperti. Tutti i capolavori hanno fatto definitivo rientro sul
suolo italiano, da dove erano stati ingiustamente trasferiti, tanti anni prima,
da disonesti criminali senza scru-poli che, per bieco arricchimento personale,
attentarono allo spirito d’identità culturale del-la Nazione.
I beni recuperati, oltre a rappresentare, ognuno per proprie caratteristiche,
pregevolissime
espressioni storico-artistiche, assumono particolare valenza per le future
generazioni quali
testimonianza della del proprio passato e dell’identità culturale della Nazione.
Roma, 16 luglio 2010.
Ufficio: Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
Sezione Archeologia. Tel. 06/585631 – 06/58563255.
-----------------------------------------------------
OPERAZIONE ANDROMEDA
Torna in Italia un tesoro di reperti pronti per il mercato illegale Recuperate
ROMA - Andromeda, col suo mito, brilla sotto il sole che invade la cavea del Colosseo. La kylix preziosissima che è istoriata con la sua storia paradigmatica della bellezza oltraggiata è al centro dell’eccezionale mostra di reperti archeologici recuperati dai carabinieri del Nucleo Tutela Culturale guidati dal generale Francesco Nistri .Trecentotrentasette opere di altissimo valore riportate in Italia dalla Svizzera, dove erano custodite negli hangar del Porto franco di Ginevra dal signor Norioshi Oriuchi, un commerciante giapponese già entrato in passato nelle vicende dei traffici internazionali di opere d’arte e grande collettore di antichità archeologiche a suo tempo per il museo Miho di Shigaraki, il gioiello costruito da Ming Pei e per il cui allestimento sono stati spesi 750 milioni di dollari. Un recupero e un’indagine che puntano ora a Oriente.
DUE ANNI DI INDAGINI - Operazione Andromeda, due anni di intense attività che prendono le mosse ancora una volta dalla rete Medici e Symes, la scoperta di un impressionante archivio di faldoni e di documentazione in una villa di Basilea in Svizzera detenuti in una stanza blindata, la restituzione all’Italia delle 337 opere di sicura provenienza clandestina concordata alla fine col commerciante giapponese. Lui e la sua spalla, il signor S. Bodishops di Basilea, sono deferiti all’autorità giudiziaria per ricettazione. L’attività coordinata dal Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal Pm Francesco Ciardi è ancora in corso. Nel porto franco di Ginevra il materiale recuperato giaceva insieme ad altre ventomila opere d’arte di varia provenienza. I capolavori ritrovati provengono da scavi clandestini di Lazio, Puglia, Sicilia e Sardegna. Vanno dall’VIII secolo – un bellissimo vaso grigio proto-laziale – all’età imperiale.
CANDELABRI ETRUSCHI - Crateri canosini e apuli, bronzetti nuragici come un bellissimo arciere o una navicella ferri chirurgici, una serie di affreschi (otto) strappati all’area pompeiana, kylix attiche di grandi artisti noti come il pittore di Baltimora, il pittore di Dario, Brigos e il pittore di Pentesilea. E ancora un cratere “laconico” già pubblicato e oggetto di studi negli anni ’90 proveniente dalla Sicilia, candelabri etruschi. L’indagine ha preso le mosse dai movimenti di Robin Symes, il brasseur d’affari artistici londinese già entrato nel processo Getty a Marion True. Lui il curatore della vendita della Venere di Morgantina al Getty Museum di Malibu, opera che rientrerà nel gennaio prossimo dalla California. E’ dai suoi contatti che si è risaliti a questa nuova rete che fa capo al signor Oriuchi e che ha consentito l’eccezionale recupero delle 337 opere d’arte, che ora come è stato ricordato dal sovrintendente archeologico di Roma Giuseppe Proietti e dal sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro torneranno nei luoghi di origine per arricchire le nostre raccolte museali.
ANTICHITA' E INTERCETTAZIONI - «Uno dei più importanti recuperi, sono opere di qualità unusuale» ha ricordato oggi Proietti, prima di avviare una serie di precisazioni polemiche. A raffica infatti sono state esposte, nel corso della presentazione delle opere recuperate, alcune note dolenti del panorama dentro il quale avvengono questi faticosi recuperi. Proietti ha infatti chiesto al governo di mobilitarsi contro un progetto di legge sulla «titolarità del bene di antichità all’atto della scoperta», una legge di revisione della misure del 1909 proposta da un gruppo di parlamentari del Pdl guidati da Gioacchino Alfano. Francesco Giro che subito gli ha garantito appoggio da parte del governo ha speso poi parole dure contro il degrado delle antichità a Roma, citando il caso Villa Borghese ma anche del Verano e annunciando un intervento del Comune. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo da parte sua ha ricordato che operazioni come questa di Andromeda sono possibili grazie alle intercettazioni, un’attività che polemicamente ha definito “essenziale”.
Paolo Brogi
16 luglio 2010
-------------------------------------------------------
Il Giornale
Le ceramiche attiche sono di Vulci e Cerveteri, vengono dal territorio di Pompei
i dischi di mar-mo decorati, dall’Etruria due enormi ziri e il grande vaso nero
del settimo secolo a. C. Sici-liano è il cratere laconico pubblicato da Stibbert,
sardi i bronzetti tanto ambiti dai collezionisti, dalla Lucania vengono i
cerchietti d’oro. E poi statue di marmo di Venere, crateri a volute apuli e
attici, candelabri etruschi, crateri a maschero-ne canosini. E ferri chirurgici,
affreschi pompeia-ni, rari vasi rosa pugliesi, uno splendido conteni-tore di
vino in argento, ceramiche figurate. Sono 337 i reperti archeologici, originari
di Lazio, Pu-glia, Sardegna e Magna Grecia, di epoca com-presa fra l’ottavo
secolo a.C. e il quarto d.C., va-lore superiore a 15 milioni di euro, rientrati
in Italia dalla Svizzera il 25 giugno e presentati nella cornice unica e
ineguagliabile dell’arena e delle arcate del Colosseo. Frutto di un’operazione
dei carabinieri della tutela del pa-trimonio in collaborazione con la
magistratura elvetica e le polizie di Ginevra e Basilea. «Una vittoria che
nasconde molti pericoli - fa notare il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo
Capaldo - I beni culturali hanno bisogno di una maggiore tutela normativa».
«L'operazione Andromeda prende le mosse dagli anni ’90» precisa il gene-rale
Giovanni Nistri. Tutto è partito da un appro-fondimento d’indagini, coordinate
dalla procura di Roma, sul trafficante Giacomo Medici e su Ro-bin Symes, tra gli
anni ’70 e ’80 punto di riferi-mento dei ricettatori. «Abbiamo trovato una
pi-sta che portava a un giapponese, nel 2008 ab-biamo scoperto dei magazzini»,
racconta Raffae-le Mancino, capo del nucleo operativo. Il giappo-nese, in affari
con Symes, aveva otto magazzini a Ginevra contenenti 20mila beni di tutto il
mondo. In uno erano conservati tutti i pezzi rientrati in Italia, di cui è stata
provata la prove-nienza clandestina. A Basilea c’era la documen-tazione. «Uno
dei più importanti recuperi mai ef-fettuati per la qualità delle opere che
provengo-no dai contesti storicizzati del centro e del sud a cui speriamo di
poterli restituire», sottolinea il soprintendente Giuseppe Proietti, che lancia
un appello affinché non venga riformata la legge che codifica la natura pubblica
del bene antichi-tà. «Una proposta di legge e non del governo», precisa il
sottosegretario Giro, ribadendo l’importanza della titolarità pubblica dei beni.